Entrate a cuore aperto.Vi entreremo nel cuore 

Mai come adesso questa frase, che da circa un anno è diventata la frase del mio desktop, risuona dentro di me. Sento la sua forza, la sua grinta e soprattutto mi accorgo di quanto in tutto questo sia racchiusa una verità che ho imparato a toccare con mano nei miei anni di Piccola Casa. Sono ormai trascorsi ben sette anni da quando per la prima volta ho aperto la porta di via Cottolengo 14 e nonostante il tempo quel ricordo è rimasto vivo dentro di me. Ogni volta che la mia vita si intreccia con questa realtà la mente ritorna a quel momento, a quegli attimi in cui Stefano stava facendo qualcosa che non sapeva bene cosa fosse. Stava compiendo quel salto nel buio (vedi Kierkegaard) che fino ad allora non aveva mai osato fare per troppa paura. E lo stava facendo perché si fidava del suo migliore amico che provvidenzialmente un giorno glielo propose… e la sua risposta in quegli attimi fu: sì, ci sto! Tutto è nato da quel sì detto frettolosamente senza pensarci troppo, senza razionalizzare troppo, ma solo fidandosi… E adesso, che questa realtà è diventata per me come una casa, le emozioni sono forti come quella prima volta. Ancora oggi il mio cuore è desideroso di trascorrere anche solo un’ora della domenica mattina insieme agli ospiti. Ancora oggi non vedo l’ora di prendere il treno per Torino Porta Susa per salutare le persone care. Ancora oggi non vedo l’ora di vivere un po’ del mio tempo passeggiando nei luoghi del Santo o tra le vie della mia amata Torino, dove due secoli fa un uomo di nome Giuseppe stava realizzando nel silenzio una vocazione che ancora oggi è viva e forte e capace di catturare l’animo dei giovani.
E dopo tutto questo tempo il sentimento che ho dentro è di gratitudine. Quando iniziai la mia prima esperienza di volontariato ero ancora agli inizi di medicina. Avevo scelto questa strada, lunga e difficile, dopo tanto pensare ma ancora non avevo ben chiaro lo “stile” del mio essere medico nella vita. Ora dico grazie perché se mi guardo indietro mi accorgo che i veri maestri del mio essere medico, cioè coloro i quali hanno saputo trasmettermi come vivere quest’arte che è la medicina, sono proprio le persone che ho conosciuto in questi anni alla Piccola Casa. Devo dire grazie alla persona disabile se ora mi rendo conto di quanto la relazione medico-paziente sia importante, se ora so accorgermi dell’immensità della persona umana, se ora so andare oltre la semplice malattia e, lasciatemelo dire, se ora mi trovo a completare questo cammino di studi con una tesi medica sulla disabilità. Mettendo a parole tutto questo, rimango veramente stupito perché ora piano piano mi accorgo di quanto il Signore nel silenzio stava creando qualcosa di meraviglioso, mi stava formando attraverso i volti, i sorrisi, i gesti, i silenzi, gli sguardi che ho conosciuto incrociando la mia vita con quella della Piccola Casa. Ancora una volta ho voluto mettere per scritto ciò che avevo dentro e se l’ho fatto devo dire grazie a quell’ora trascorsa con Nicoletta, Marco ed Elisa tra le vie del Cottolengo. Ciò che ho gustato con enorme piacere è stato vedere come in ogni luogo che visitavamo ognuno di noi aveva un ricordo, un’esperienza da raccontare e condividere, un attimo della sua vita che forse grazie ad esso si era arricchita. Mi è piaciuto veramente tanto questa condivisione nell’allegria e nella semplicità (come voleva il Santo!); una condivisione che ha permesso di accorgermi di quanto forse ciò che ho provato e provo oggi, e che ho cercato di scrivere in questa pagina, non è solo mia, ma che insieme a me ci sono altri giovani che in questi anni hanno imparato ad innamorarsi di tutto ciò.
Fraternamente

Ste


Piccola Casa della Divina Provvidenza, via S. G. Cottolengo, 14 - Torino, tel.+390115225111 — Cookie policy