Beato Francesco Paleari
(1863- 1939)

Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese (MI) il 22 ottobre 1863, da Angelo Paleari e Serafina Oldani, penultimo di otto figli. Era una famiglia povera, contadina, in cui si lavorava molto per mantenere la numerosa famiglia. Non mancava però la serenità e tanta fiducia in Dio.

Crebbe sereno e gioioso, educato cristianamente a una fede semplice e forte. Il parroco di Pogliano scorse presto in lui i segni della vocazione sacerdotale. Fu per superare le difficoltà economiche della famiglia, ostacolo alla sua entrata in Seminario, che l’acuto pastore scrisse a Torino al superiore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, l’opera fondata da San Giuseppe Cottolengo (1786-1842), per accogliere come in una casa e prendersi cura di poveri, ammalati, disabili, bambini con difficoltà e testimoniare loro l’amore di Dio Padre buono e provvidente. Entrò così nel seminario dei “Tommasini” fondato dallo stesso Cottolengo, che preparava sacerdoti per la Piccola Casa, per le missioni e per il clero diocesano.

Accolto dal primo successore del Cottolengo, padre Luigi Anglesio, Franceschino visse con mitezza e impegno la sua formazione alla vita sacerdotale. Fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1886 a soli 23 anni dal cardinale Gaetano Alimonda, Arcivescovo di Torino.

Negli anni della formazione conobbe a fondo la realtà della Piccola Casa della Divina Provvidenza. Fu così che il giovane Francesco Paleari si sentì chiamato a vivere il suo ministero sacerdotale nella Piccola Casa. Entrò così a far parte della “Congregazione dei Preti della Santissima Trinità”, fondata dal Santo torinese che amabilmente chiamava “il mio padre”.

Il carisma del fondatore, condiviso con i Confratelli Sacerdoti, le Suore e i Fratelli cottolenghini, fu accolto e vissuto con docilità da don Francesco che si distinse nel suo quotidiano e fedele servizio pastorale a favore dei poveri, i quali erano colpiti dalla sua finezza d’animo e dalla sua amabilità.

Sono diversi i testimoni che ricordano l’intensità spirituale del “Piccolo Prete del Cottolengo”, come veniva chiamato a causa della sua statura minuta. Per la sua notevole preparazione fu incaricato fin da giovane a insegnare latino e filosofia nel seminario dei Tommasini, e poi anche ai Missionari della Consolata, fondati dal beato Giuseppe Allamano (1851-1926) di cui fu consigliere e collaboratore. Pazienza, cordialità e persuasione rimasero indelebili nel ricordo dei suoi allievi.

Nel medesimo tempo, conosciute le sue doti umane e spirituali, per don Paleari arrivarono dall’Arcidiocesi di Torino, sempre più spesso, richieste di nuovi incarichi. Per più di 40 anni fu confessore e direttore spirituale del Seminario diocesano, predicatore di esercizi spirituali al clero, a religiose e religiosi fuori e dentro la Piccola Casa e ad ogni ceto di persone. Nel 1922 fu nominato Canonico della Collegiata della SS. Trinità di Torino, alla quale aveva già appartenuto il canonico Cottolengo. Fu anche Provicario generale e Vicario per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi torinese.

C’era da stupirsi per la mole incredibile di lavoro che, con una calma inalterabile, riusciva a smaltire.

Dal 1936 a causa di una malattia cardiaca, fu costretto in pochi mesi ad una inattività quasi assoluta. Fu l’ultima grande prova, durata tre anni, vissuta con vero spirito di fede. Basta ricordare una delle sue massime che diceva a chi lo avvicinava: “Noi dobbiamo essere nelle mani di Dio, come una palla nelle mani di un bambino che gioca. Quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto!”.

Muore il 7 maggio 1939. La sua fama di santità fu immediata.

Il 6 maggio 1946, la sua salma fu traslata dal cimitero di Torino alla Chiesa del Cottolengo e tumulata vicino al fondatore San Giuseppe Benedetto Cottolengo.

L’11 giugno 1947, si aprì per don Francesco Paleari il processo di beatificazione. Fu dichiarato venerabile il 6 aprile 1998 e il 10 dicembre 2010 fu approvato il miracolo ottenuto per sua intercessione.

La sua vita fu un quotidiano, semplice e fedele inno all’Amore di Dio, nel quale ha riposto la sua fiducia anche nei momenti di prova. “La Croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi”. Sono parole di don Franceschino che fanno intravedere lo spessore della sua esperienza cristiana e sacerdotale.


Piccola Casa della Divina Provvidenza, via S. G. Cottolengo, 14 - Torino, tel.+390115225111 — Cookie policy