Chiesa Piccola Casa di Torino 

Cenni storici ed artistici

Note storiche

Il 17 gennaio 1828 a Torino, in un appartamento in via Palazzo di Città, n.19, nel caseggiato comunemente chiamato “Volta rossa”, il Can. Giuseppe Benedetto Cottolengo dà inizio ad una attività destinata a soccorrere persone in gravi difficoltà. Il 27 aprile 1832 il Cottolengo “trapiantò” la sua opera, in zona Valdocco, Borgo Dora, in una casa di proprietà dei fratelli Farinelli, denominandola: Piccola Casa della Divina Provvidenza. La storia della chiesa, terza nel suo sviluppo, si intreccia e a volte si identifica con la storia stessa di questa “Piccola–Grande–Casa”. La Chiesa dedicata a S. Antonio Abate e a S. Vincenzo de’ Paoli, comunemente denominata ‘Chiesa Grande’, centro e cuore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, ha come nucleo iniziale una cappella del 1834, che nella sua struttura essenziale segna l’attuale ingresso in via S. Pietro in Vincoli, 2.

L'esterno della chiesa

La prima cappella

La costruzione risale in precedenza alla volontà dei fratelli Farinelli, Francesco architetto e Giuseppe avvocato, che per disposizione testamentaria dei genitori deceduti entrambi nell’agosto del 1829 e sepolti a Moncalieri, progettarono di costruire in zona Borgo Dora una cappella – tomba di famiglia – che destinarono “ad uso gratuito per il pio stabilimento intitolato Piccola Casa della Divina Provvidenza sotto gli auspici di S. Vincenzo de’ Paoli, fondata dal can. Giuseppe Cottolengo”. La cappella iniziata nell’estate del 1832 venne portata a termine nel settembre del 1834, adibita al culto e benedetta dal Cottolengo la domenica 5 ottobre dello stesso anno. Essa comprendeva: l’oratorio con una tribuna, la sacrestia, il campanile e due sotterranei, in uno dei quali erano sepolti i genitori dei Farinelli.

Il 7 agosto 1837 il Cottolengo acquista la casa, la cappella e l’ospedale adiacente, fatto costruire dai Farinelli nel 1833. La descrizione della perizia d’èstimo richiesta per l’acquisto, datata 29 aprile 1837, aiuta a riconoscere gli elementi originali, conservati fino al presente, di questa cappella detta “rotonda”. Oltre alla struttura portante è dell’epoca la facciata esterna in via S. Pietro in Vincoli dove su tre gradini un cancello in ferro battuto si chiude sulla porta in legno noce divisa in tre parti e scolpita a semplici tondi con stipite lineare in pietra e un breve cornicione sostenuto da volute ioniche da cui pendono foglie d’acanto. Una finestra semicircolare con inferriata a raggiera dà luce alla cappella. Linee di leggero bugnato danno rilievo alla facciata che termina con un timpano triangolare sormontato da una croce di marmo bianco. Al centro del timpano è dipinto il simbolo della Divina Provvidenza e sotto il cornicione del medesimo appare la dicitura della dedicazione: DIVIS ANTONIO ABBATI AC VINCENTIO A PAULO SACRUM MDCCCXXXIV. Nella cappella è pure del tempo il pavimento in marmo a grandi quadri bianchi e grigi che presenta al centro una grande stella ottagonale nei colori bianco, giallo, grigio.

Attualmente, in alto si apre allo sguardo un’ampia cupola circolare con alla base la raffigurazione delle Famiglie (cioè i gruppi dei disabili e ammalati residenti nella Piccola Casa e le comunità dei consacrati), dipinta da Federico Siffedri. Dello stesso autore sono: il grande quadro circolare che chiude il cupolino raffigurante la Madonna del Rosario con in braccio Gesù Bambino e i due quadri posti sulle lesene: la SS. Trinità e S. Tommaso d’Aquino. Di fronte i busti di Pio IX, che il 19-07-1877 proclamò Venerabile il Can. Cottolengo; e Benedetto XV, il papa della beatificazione del Cottolengo avvenuta l’8-04-1917. Il Cottolengo fu proclamato santo il 19-03-1934 da Pio XI la cui immagine è dipinta sopra l’ingresso della Cappella dedicata al Cottolengo.

La cappella Madonna del Rosario

Verso l’anno 1838, il Cottolengo fece erigere una cappella sul lato sinistro della chiesetta per collocarvi la statua lignea, settecentesca, della Madonna del Rosario, che pose come Regina e Patrona di tutta la Piccola Casa. In un vano sottostante questa cappella venne ricavato il loculo per la sepoltura del Cottolengo (3 maggio 1842). Dopo la seconda ricognizione (11 ottobre 1886) fu riposto dove attualmente è sepolto Padre Luigi Anglesio, luogo in cui si trovava il pulpito dal quale ogni giorno il Cottolengo predicava.

La cappella “santuario Madonna di Oropa”

Un’altra cappella, dedicata alla Madonna di Oropa e detta poi Santuario, fu ideata dal Cottolengo verso il 1840, vicino alla propria abitazione (dopo questo fatto ebbe inizio la pratica religiosa dell’ “Offerta”). Questa cappella è collegata alla chiesa dal corridoio Galleria Mariana, dove sono incorniciate immagini della Madonna venerata sotto vari titoli, in Italia e nel mondo.

L’ampliamento ai tempi di Padre Anglesio

Nel 1864 Padre Luigi Anglesio, successore del Cottolengo, fece ampliare la chiesetta verso levante sul luogo dell’attuale; fu consacrata il 22 aprile 1866. Non si hanno particolari notizie di questa seconda chiesa. Dal successivo ampliamento del 1894 si può dedurne la planimetria e le dimensioni: all’incirca come l’attuale navata centrale fino alla balaustra.

L’ampliamento del 1894

La chiesa attuale costruita ai tempi di Padre Ferrero fu benedetta la sera del 19 luglio 1895 e consacrata il 23 aprile 1898. Il giorno dopo furono dedicati anche gli altari: della Madonna del Rosario, di S. Giuseppe e del Crocifisso. Nel 1974-75 si effettuarono lavori di consolidamento delle fondamenta, di rifacimento delle parti danneggiate da cause ambientali. L’opera di restauro dei dipinti iniziata nel 1979 si concluse dopo circa due anni. Per agevolare l’accesso alla chiesa nel 1982 fu costruito l’ascensore. Da ultimo: nell’aprile 1998 è stata portata a termine la rampa d’accesso dal cortile della Provvidenza, con la ristrutturazione del medesimo e di alcuni locali sottostanti la chiesa.

La cappella di S. G. B. Cottolengo e l'interno della chiesa

La cappella di S. G. B. Cottolengo

Nel 1917 con la beatificazione del Cottolengo, fu costruita la cappella in suo onore, gemma incastonata nel complesso della chiesa, opera di valenti artisti. In stile barocco, fu ideata dall’architetto Giuseppe Gallo; l’urna che accoglie le reliquie del Santo è opera di Luigini Favini. Sovrasta l’altare la pala di Federico Siffedri che raffigura il Cottolengo nella gloria. Il pavimento a mosaico è opera pregevole di Michele Crovatto; le quattro grandi statue che presentano il Cottolengo negli atteggiamenti di fede, speranza, carità e preghiera e i medaglioni in altorilievo sono di Casimiro Debiaggi. Gli angioletti che attorniano il cornicione del cupolino simboleggiano le beatitudini, sono opera di Giuseppe Realini.

L’altare del Sacro Cuore

Fu eretto nel 1929, centenario di fondazione della Piccola Casa (Cf lapide sulla destra del medesimo). In un primo tempo era in progetto di erigere qui la cappella del Cottolengo, poi si optò per l’attuale luogo perché più accessibile dall’esterno.

Note artistiche

Il progetto della Chiesa Grande risale al geometra Giovanni Vaccarino e all’ingegnere Vincenzo Capuccio; la chiesa in stile romanico-lombardo presenta tre navate separate da gigantesche colonne multiple alternate ad altre esili che formando una serie di archi a tutto sesto. La volta in stile gotico con vele a crociera unite da costoloni, si aggancia a loggette di quattro archi. Nell’abside due serie di bifore e trifore circondano la pala dell’altare, affresco di Luigi Morgari, del 1898. Gli affreschi dell’abside e del presbiterio furono eseguiti da Paolo Gaidano tra il 1899-1900. Non si conoscono gli autori degli altri dipinti della chiesa ricoperti nel restauro del 1933-37, effettuato dalla Scuola Reffo, con tecnica ad encausto, miscela di vernice, olio e cera. L’altare maggiore è opera di Giovanni Massoglia, che scolpì anche due porticine del tabernacolo. Ai lati dell’altare sono posti due angeli in bronzo di Davide Calandra (1898). Il pulpito in legno reca pannelli dipinti da Alessandro Vacca nel 1897. Dello stesso artista è la suggestiva Via Crucis.

Nei dipinti abbondante è l’uso dell’oro (tradizione bizantina), simbolo di luce, regalità e divinità. Nelle varie raffigurazioni si assiste ad un racconto per simboli e tipi che ha lo scopo di portare alla meditazione di valori spirituali. (Simboli: oggetti, cartigli, colori...; così il libro di S. Domenico, la palma del martirio di S. Orsola, il drago di S. Marta... Tipi: personaggi stessi caratterizzati dall’abito, dall’atteggiamento... es. i Santi con gli occhi rivolti al cielo e le mani giunte o levate...). I Santi e le Sante rappresentati nei medaglioni della volta e delle pareti, furono dati come protettori alle famiglie della Piccola Casa.

Nella navata destra, sopra le porte della sacrestia, campeggia il dipinto Cuore Immacolato di Maria. Al centro, Maria seduta in trono mostra il suo Cuore; ai lati S. Giuseppe Cottolengo e Pio V (vittoria dei cristiani a Lepanto 1571, istituì la festa della Madonna delle Vittorie divenuta poi festa della Madonna del Rosario). Da destra a sinistra altri santi devoti di Maria Immacolata. (S. Bernardetta, S. Carlo Borromeo, S. Filippo Neri, (Ignoto), S. Luigi IX, S. Caterina Labourè (medaglia miracolosa), B. Sebastiano Valfrè, (2 Ignoti), S. Francesco di Sales, S. Luigi Gonzaga, S. Leonardo Murialdo, (Ignoto), S. Domenico (Apostolo del Rosario), S. Giuseppe Cafasso, S. Bernardo, (Ignoto), S. Luca evangelista, S. Giovanni Bosco, S. Alfonso Maria de’ Liguori, S. Francesco d’Assisi). Nelle lunette sottostanti: S. Ambrogio, S. Girolamo.

In posizione simmetrica, nella navata sinistra, campeggia il dipinto SS. Eucaristia: al centro, sotto il ciborio, il grande ostensorio raggiante; quasi di fronte: S. Giuseppe Cottolengo e Pio X, poi, da sinistra in senso orario altri santi particolarmente devoti all’Eucaristia (S. Paolo e dietro un angelo in adorazione, un cavaliere, forse S. Luigi IX, B. Imelda Lambertini, Ignoto, S. Caterina da Siena, due suore (forse della Piccola Casa: richiamo alla laus perennis?), angioletto, suora, S. Chiara, S. Pier Giuliano Eymard, S. Romualdo oppure S. Paolo di Tebe, B. Amedeo IX, S. Efrem, S. Quadrato, S. Antonio da Padova, S. Tarcisio). Nelle lunette: S. Tommaso d’Aquino, S. Agostino.

Le vetrate attuali furono realizzate negli anni 1946-47 dalla ditta “Janni” di Torino. Le precedenti avevano semplici disegni geometrici e colori tenui, queste invece presentano motivi elaborati e colori vivaci. Otto vetrate raffigurano simboli con diciture. Nella cappella di S. Giuseppe, ai lati dell’altare, è raffigurata l’Annunciazione. Nella cappella del Sacro Cuore si contempla la scena di Gesù nell’orto degli ulivi e l’Angelo dell’agonia (qui le precedenti vetrate erano su disegno di Enrico Reffo, rappresentavano S. Agostino e S. Benedetto).

La sacrestia

A forma semicircolare, occupa tutta la parte retrostante l’abside. L’arredamento è lineare e semplice, con mobili in stile fine ottocento. Di rilievo sono tre quadri che raffigurano: La Deposizione di Gesù (attribuito al pittore fiammingo Abramo Diepenbeck, 1596-1675); Lo sposalizio mistico di S. Caterina d’Alessandria (datato seconda metà del sec. XVII); La Madonna in adorazione del Bambino Gesù (forse XVI).

L’organo

È stato costruito dalla ditta Carlo Vegezzi Bossi di Centallo (CN) nel 1896. Consta di due corpi: Grand’Organo ed Eco corrispondenti ai due manuali e pedaliera. Costituito da 38 registri, 2500 canne di vario materiale. Originariamente il funzionamento era meccanico. Nel 1956 fu completamente revisionato da Giuseppe Baldi che modificò la trasmissione rendendola elettrica, applicò una nuova consolle, tolse il tamburo e la ruota per i sei mantici. Un’ulteriore completa revisione venne fatta nel 1978 dalla Ditta Pansera-Rosso che aggiunse una consolle moderna nella navata di sinistra vicino all’altare di S. Giuseppe. Il cavo di allacciamento misura m.100. Per una pronta risposta dei comandi fu poi aggiunta una centralina.


Piccola Casa della Divina Provvidenza, via S. G. Cottolengo, 14 - Torino, tel.+390115225111 — Cookie policy